Chi ha versato 25 anni di contributi può andare in pensione anticipata? Ecco cosa prevede la normativa e quale assegno si può aspettare.
Molti lavoratori, guardando il proprio estratto contributivo, si pongono una domanda molto concreta: con 25 anni di contributi si può andare in pensione anticipata? È un dubbio frequente soprattutto tra chi ha iniziato a lavorare presto oppure ha avuto carriere discontinue.
Il sistema pensionistico italiano, però, è piuttosto rigido sui requisiti minimi. L’idea di lasciare il lavoro con soli 25 anni di versamenti può sembrare possibile, ma nella maggior parte dei casi la normativa prevede condizioni molto più severe. Capire come funzionano davvero i meccanismi della pensione anticipata è quindi fondamentale per non creare aspettative irrealistiche.

Pensione anticipata: quanti contributi servono davvero
Nel sistema previdenziale italiano la pensione anticipata ordinaria richiede un numero di anni di contributi molto più alto rispetto a 25. Attualmente la normativa prevede circa 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, indipendentemente dall’età anagrafica.
Questo significa che, con soli 25 anni di contributi, nella maggior parte dei casi non è possibile accedere direttamente a questa forma di pensione. Esistono tuttavia alcune strade alternative che possono entrare in gioco in determinate situazioni.
Una delle possibilità riguarda la pensione di vecchiaia contributiva, che può essere accessibile anche con 20 anni di contributi, ma solo al raggiungimento dell’età pensionabile prevista dalla legge. Un’altra opzione può essere rappresentata da alcune misure specifiche come APE sociale, Opzione donna o altri strumenti temporanei che, però, richiedono condizioni particolari come lavori gravosi, disoccupazione o determinate categorie di lavoratori.
Per questo motivo chi ha accumulato 25 anni di versamenti deve generalmente continuare a lavorare ancora diversi anni prima di maturare il diritto alla pensione.
Quanto si prende con 25 anni di contributi
Un altro aspetto che interessa molti lavoratori riguarda l’importo dell’assegno pensionistico. Nel sistema contributivo l’importo della pensione dipende soprattutto da tre fattori: anni di contributi versati, redditi percepiti durante la carriera e coefficiente di trasformazione legato all’età di pensionamento.
In linea generale, con 25 anni di contributi, l’assegno pensionistico tende a essere più contenuto rispetto a chi ha carriere contributive più lunghe. Ad esempio, un lavoratore con uno stipendio medio di circa 30.000 euro annui potrebbe ottenere una pensione significativamente inferiore rispetto al reddito percepito durante l’attività lavorativa.
Nel sistema contributivo, infatti, ogni anno di lavoro accumula un montante contributivo che viene poi trasformato in pensione al momento del pensionamento. Più anni di contributi si versano e più alto sarà l’importo dell’assegno.
Per questo motivo molti esperti previdenziali suggeriscono di monitorare con attenzione la propria posizione contributiva e utilizzare i simulatori messi a disposizione dall’INPS, che permettono di stimare con maggiore precisione l’importo futuro della pensione.